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domenica 22 maggio 2011

IL “NUOVO” CHE AVANZA

PUBBLICO DUE E-MAIL INQUIETANTI CHE MI SONO ARRIVATE


IL “NUOVO” CHE AVANZA
Se noi comuni cittadini ci crucciamo di quello che avviene nelle sedi parlamentari e di quanto il dominio Berlusconi incida sulla nostra situazione economica, c’è chi nella nostra Sicilia lavora accanitamente per prepararsi a sostituire il sultanato del premier e accaparrarsene poteri, controllo e soprattutto il vero nettare della politica: gli appalti (tecnicamente, “li picciuli”!). Pur credendo che esista effettivamente una lotta politica di mafia e antimafia, in realtà la vera battaglia è oggi tra mafia e…mafia. La prima porta gli scontati distintivi del PDL e dei neonati partiti, PID e FORZA DEL SUD. Il secondo schieramento, per nulla più onesto, annovera PD, UDC, FLI, MPA e API. Anche da noi si allestiscono gli schemi per governare la città e i suoi affari: se la piccola sinistra si sta ormai dissolvendo (sempre che sia mai realmente esistita), con le defezioni clandestine, ormai imminenti, dei due grandi leader Giorgio Macaddino e il fedele Giampiero Giacalone-Diadema (che approderanno a breve nel partito miccichelliano Forza del Sud), la maestosa destra è fervente nella suddivisione di poteri interni ed esterni ai partiti, squarciata sommariamente dal dualismo Cristaldi-Scilla (i due dal punto di vista personale sembrerebbe che provino, reciprocamente, sincero odio): in realtà condividono gli stessi obiettivi (sempre gli stessi dannatissimi danari!). Questa unione d’intenti è dimostrata dal comune referente, il grande ufficiale Ignazio Giacalone, che in campagna elettorale ha sostenuto il virtuoso delfino regionale, ma che adesso, più o meno tacitamente, appoggia la vecchia volpe nazionale, tanto che i due attualmente si tengono ininterrottamente in contatto. Il più giovane dei due politici, dalla sua segreteria, muove le fila di un intreccio che vede protagonisti soggetti “discutibili” di una nota associazione peschereccia, con i quali ordisce, attraverso terzi, l’acquisto di aziende in crisi attraverso finanziamenti della comunità europea. Nell’era dei social network si direbbe che Antonino Scilla ha stretto amicizia con la legge 488, tutto questo nonostante sia vessato dai debiti che cerca di ripianare attraverso le pratiche di demolizione dei suoi natanti, di cui lui stesso si occupa presso l’ARS. Il vecchio maestro, dall’alto della sua pregressa esperienza politica (vedi tangenti per la nascita di Mazara 2), “architetta” la genesi di un centro commerciale nella nuova e buia via Gaspare Morello. I meriti però vanno ripartiti con l’amico degli amici Macaddino (già invischiato nell’affare eolico), con l’ex legale di Totò Cuffaro e con lo stesso Scilla, per la gioia dei rappresentanti del Mandamento di Mazara che riceveranno in beneficienza un vitalizio da 40 milioni di euro. Il denaro sconosce problemi di amicizia, specie quando si parla poi di cifre che si attestano sui 100-120 milioni di euro: tale è l’ammontare dell’intero costo del porto turistico. Ecco perché proprio su questo punto si è trovato l’accordo sull’asse Cristaldi-Scilla: il sindaco ha negato al progetto presentato l’autorizzazione perché il capitale sociale dell’azienda era irrisorio, l’altro ha detto ai suoi consiglieri di fare opposizione. La verità è che il probabile investitore non apparteneva né alla prima né tantomeno alla seconda cricca. Si spiega dunque il perché della bocciatura e della conseguenziale ricerca di nuovi equilibri per spartirsi gli introiti di quel tratto di costa. Stessa sorte toccherà a diversi appezzamenti di terreno, attualmente comprati tramite presta-nomi di consiglieri comunali e assessori: questi fondi attualmente di scarsissimo valore sono destinati ad avere un aumento del proprio valore vertiginoso proprio perché saranno rivalutati nel prossimo piano regolatore votato proprio dai loro acquirenti. Insomma, grandi idee e grandi cifre per “grandi politici”. Ma l’immoralità e il compromesso pervadono livelli anche più bassi: accade che nel prestigioso Liceo Scientifico cittadino, una telefonata dall’ufficio del presidente del Consiglio Comunale, Pietro Marino (apprensivo, come ogni genitore, nell’istruzione del proprio figlio) obblighi il Dirigente scolastico a rimescolare i docenti di un corso depennando quelli non ritenuti all’altezza; succede che il consigliere Filippo Gabriele ripaghi i traffici di bianca farina facendosi promotore nella ridente borgata di Mazara 2 della musica neomelodica siculo-napoletana; avviene che il consigliere Roberto Frazzetta abbandoni forzatamente il Popolo della Libertà perché deluso dall’esclusione alla presidenza dell’Ato Belice Ambiente (nonostante i più si ostinino a tirar fuori il presunto rimborso per i danni subiti dalla sua azienda). Le scene meno edificanti travalicano (ma non troppo…) le mure del palazzo dei Carmelitani: è il caso di Carlo Adamo, eletto per ricompensa, revisore dei conti, grazie alla cordata Scilla & Co. Il commercialista, da anni fiero sostenitore del PD mazarese, diede durante la campagna elettorale la sua disponibilità a scendere in campo a fianco del deputato regionale. Come poi dimenticare Francesco Foggia, eletto consigliere comunale per via della situazione complicata del sindaco della vicina Campobello, Ciro Caravà, il quale deve a Pino Burzotta alcune migliaia di euro, tanto da costringerlo a restituire il dovuto attraverso cottimi fiduciari agli amici del noto mafioso locale. Tutto questo si svolge sotto l’occhio vigile ed interessato di colui che, a suo dire invisibile, tutto muove. A lui che con la sua forza penetrante e pervasiva attanaglia la nostra terra dedico questo mio ultimo pensiero: “Caro Matteo, tu che vivi nel caldo tepore dei focolari domestici mazaresi sappi che io ti vedo. Ti vedo fare la spola tra Torretta e la Tunisia con il tuo gommone a forma di pane. Ti vedo in quella farmacia di Mazara lavare via i tuoi malanni. Li vedo poi quei pizzini tuoi, volare, liberi come gabbiani, al Porto Nuovo. E vedo ancora il tuo sguardo preoccupato leggere queste parole. SAPPI CHE IO TI VEDO.”
Distinti Saluti.
Uno, nessuno, centomila

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E' SEMPRE EMOZIONANTE ASCOLTARLO

IO NON MI SENTO SICILIANO


Giorgio Gaber

G. Gaber

(2003)

Io G. G. sono nato e vivo a Milano
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell'inno nazionale
di cui un po' mi vergogno.
In quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.

Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che è tutto calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui m'incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido "Italia, Italia"
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa
facciamo anche l'Italia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.